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Il simbolo della pietra fa concepire la realtà entro forme geometriche, fa sforzare di riconoscere il vario nell’uniforme. Nella Grecia e nella Magna Grecia fu pieno l’accordo fra arte e vita, fra ideale estetico ed etico. TETRAGONON chiamarono infatti i greci l’uomo perfetto e incolpabile, con parola propria dei corpi quadrati, cioè al tempo stesso agili e forti.
L’ERMA, statua che rappresentava Ermete senza piedi e senza braccia, era posta alle porte dei templi e delle case, ed era dedicata alla divinità della parola e della verità, la quale doveva essere sempre somigliante a se stessa, da qualsiasi parte venga guardata. // Pietra dello scandalo o del vituperio era quella posta nell’androne del Campidoglio in Roma (dicesi per volere di Giulio Cesare) e sulla quale andavano a battere le clune gridando “Cedo bona” per il gesto del fallimento, abbandonando i beni a discrezione dei creditori, evitando così il castigo corporale o la schiavitù. // In alcune raffigurazioni artistiche allegoriche si vede una pietra legata alla mano destra, in modo da impedirle di agire, simbolo di inazione forzata: esempio l’Umiltà scolpita da Guglielmo Serpotta nell’oratorio di S.Lorenzo a Palermo, o la Povertà del Ripa, che ha la destra gravata da un sasso e la sinistra alata, a significare gli ideali di alcuni spiriti ingegnosi che, oppressi dalla necessità, sono forzati a rimanere nell’abiezione e nelle viltà:
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“Dextra tenet lapidem, manus altera sustinet alas"
Ut me pluma levat, sic grave mergit onus.
Ingenio poteram superas volitare per arces,
Me nisi paupertas invida deprimeret. “
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